Categorie: Diritto Civile ed Internazionale

I Diritti del Consumatore nella Vigente Normativa Italiana
Data: 27 Giu 2024
Autore: Conte Giacomini Avvocati

Nell’attuale economia di mercato rivestiamo tutti il ruolo di consumatori, dal momento che siamo soliti acquistare beni o usufruire di servizi con cadenza pressoché quotidiana.
Il Codice del Consumo, introdotto dal D.Lgs. 206/2005, ha profondamente innovato la materia, ampliando la nozione di vessatorietà già disciplinata dal Codice Civile a quelle clausole che determinano un significativo squilibrio dei diritti e obblighi contrattuali.
L’attuale impianto normativo deriva in larga parte dal recepimento di direttive europee, quali, ad esempio, quella sulle Pratiche commerciali sleali (2005/29/CE), sui Diritti dei Consumatori (2011/83/UE), e sulle Garanzie nella vendita (1999/44/CE).
Per effetto dell’evoluzione che si è registrata negli ultimi anni, il “consumatore” è definito come la persona fisica che agisce per scopi estranei alla propria attività imprenditoriale o professionale.
La Cassazione (Ord. 1237/2020) ha ribadito che tale qualifica spetta solo alle persone fisiche che agiscono per scopi non professionali.
Data la posizione del consumatore, ritenuta strutturalmente più debole rispetto agli operatori commerciali, il legislatore ha introdotto un articolato sistema di tutele a presidio dei suoi diritti fondamentali, recepiti in alcuni capisaldi del Codice del Consumo:
1. Sicurezza e Qualità (Artt. 5-10) – I prodotti immessi sul mercato devono essere sicuri e conformi, con adeguate informazioni sui rischi e le istruzioni. È prevista la possibilità di disporre il ritiro/richiamo di prodotti pericolosi.
2. Pratiche Commerciali Scorrette (Artt. 18-27 quater) – È vietata qualsiasi pubblicità ingannevole, aggressiva o altra condotta sleale atta a indurre il consumatore a decisioni commerciali non ponderate. Obbligatoria la trasparenza su caratteristiche, prezzo e condizioni contrattuali. La giurisprudenza comunitaria (ad es. C-429/21) ha stabilito che l’omissione di informazioni rilevanti su un prodotto può configurare una pratica ingannevole, e come tale vietata.
Gli articoli da 21 a 23 del Codice del Consumo si occupano delle pratiche commerciali che possono indurre in errore il consumatore medio: i casi più frequenti sono quelli nei quali l’operatore economico promette di vendere un prodotto ad un certo prezzo e poi si rifiuta di accettare ordini per un certo periodo di tempo; oppure afferma, contrariamente al vero, di avere ottenuto tutte le autorizzazioni; od anche dichiara, per indurre in errore sulla particolare convenienza dei prezzi praticati, di essere in procinto di cessare l’attività commerciale.
Gli articoli 24 – 26 prevedono i casi nei quali l’impresa agisce in maniera “aggressiva”, con molestie, coercizione o altre forme di indebito condizionamento: ad esempio mediante plurime telefonate sulle utenze dei consumatori, ovvero quando, durante le visite a domicilio, l’operatore mantiene un atteggiamento insistente e pressante, ignorando gli inviti del consumatore a lasciare la sua residenza o a non ritornarvi. L’aggressività di una pratica commerciale dipende in ogni caso dalla natura, dai tempi, dalle modalità con le quali viene posta in essere, sicché il relativo giudizio appare più delicato.
3. Diritto di Recesso (Artt. 52-59) – Nei contratti a distanza o negoziati fuori dei locali commerciali, il consumatore può recedere entro 14 giorni senza motivazione, con rimborso immediato. Il Tribunale di Roma (sent. 6803/2021) ha accolto una domanda per omessa informazione sul diritto di recesso, confermando l’importanza di questo istituto.
4. Disciplina Contrattuale (Artt. 32-67) – Le clausole vessatorie non oggetto di trattativa individuale sono nulle. Viene inoltre espressamente richiesta la forma scritta per determinati contratti, con limitazioni alla modifica unilaterale in danno dell’utente. La Cassazione (sent. 2523/2022) ha ad esempio stabilito la nullità di una clausola che consentiva la modifica unilaterale delle condizioni economiche.
Disposizioni ad hoc sono state dettate per settori delicati come e-commerce e servizi finanziari, recependo anche direttive UE di armonizzazione.
Allo scopo di rendere effettivi questi diritti, la legge prevede diversi strumenti:
• Tutela Amministrativa: L’AGCM può aprire indagini nei confronti degli operatori economici, qualora ritenga che sussistano i profili di una pratica commerciale scorretta in danno dei consumatori, idonea a far conseguire all’operatore un risultato economico frutto di un illecito condizionamento o falsa rappresentazione nei confronti del consumatore.
• Tutela contrattuale, mediante ricorso alla magistratura ordinaria, che può sancire la nullità delle clausole vessatorie, risolvere il contratto e condannare l’operatore al risarcimento danni, ovvero alla riduzione del corrispettivo.
• In oggi è altresì prevista l’Azione di Classe, una formula già ampiamente sperimentata in altri Paesi quali l’America, mediante la quale si possono intraprendere azioni risarcitorie collettive per danni seriali (artt. 140 bis-quinquies). La Corte d’Appello di Milano (sent. 636/2022) ha confermato una condanna a risarcimento per addebiti illegittimi.
• Anche le Associazioni dei Consumatori possono agire a tutela di interessi collettivi e assistere singoli consumatori.
• Sono state poi introdotte varie procedure stragiudiziali, che possono essere propedeutiche od alternative alle azioni giudiziarie: ad esempio i vari Servizi di conciliazione presso Organi specifici (ad es. CORECOM, Arbitro Bancario Finanziario, ARERA, ecc.) e la mediazione presso gli organismi ADR; questi Enti assolvono anche ad un evidente intento deflattivo, atteso il rilevante numero di questioni che sorgono quotidianamente: si pensi alle controversie nei confronti degli operatori di telefonia, delle banche, dei fornitori di gas, di energia elettrica e materie prime, spesso anche per importi irrisori.
La tutela del consumatore si estende anche all’ambito processuale.
La Cassazione (Ord. 24330/2020) ha stabilito che il foro del consumatore prevale su quello eletto dalle parti, rafforzando la protezione anche in sede giudiziaria.
Nonostante l’esistenza di un compendio normativo articolato, permangono alcune criticità:
– la scarsa diffusione dell’azione di classe, dal momento che questo strumento, seppur previsto, rimane poco utilizzato in Italia, dove si ricorre principalmente ad azioni di tipo individuale;
– i costi del contenzioso giudiziale, che, soprattutto per le vertenze di minore entità, rappresentano un ostacolo significativo all’accesso alla giustizia per i consumatori;
– la complessità normativa, dovuta alla stratificazione di norme nazionali ed europee, che può rendere difficile per il consumatore medio comprendere pienamente i propri diritti;
la mancanza che spesso si registra di sanzioni sufficientemente dissuasive per le grandi imprese;
– la disparità di tutela tra consumatori “online” e “offline”, atteso che gli acquisti via internet, al di là delle difficoltà che si possono rinvenire operando con siti di dubbia legalità ed ubicazione, spesso comportano anche rischi legati alla possibile sottrazione di dati sensibili degli utenti, quali ad esempio i numeri delle carte di credito, dei documenti di identità ed altro, ovvero fattispecie rispetto alle quali la protezione consumeristica è del tutto inefficace.
Per migliorare ulteriormente la tutela dei consumatori sono state avanzate varie proposte, tra cui:
• la semplificazione normativa, ovvero redigere un testo unico che integri tutte le disposizioni in materia di tutela del consumatore;
• il potenziamento dell’educazione al consumo: vale a dire implementare programmi educativi per informare i cittadini sui loro diritti;
• il rafforzamento delle ADR, ossia incentivare l’uso di strumenti di risoluzione alternativa delle controversie per ridurre costi e tempi del contenzioso;
• l’istituzione di uno o più osservatori permanenti per monitorare l’evoluzione del mercato e proporre tempestivamente adeguamenti normativi, in modo da prevenire situazioni di abuso da parte degli operatori;
• l’armonizzazione europea, che conduca ad una maggiore uniformità delle norme a livello UE per garantire una tutela omogenea nel mercato unico.
Inoltre, è necessario affrontare nuove sfide come la tutela della privacy nei contratti di consumo digitali, mediante innalzamento dei protocolli di sicurezza nelle transazioni online, e la lotta all’obsolescenza programmata, quest’ultima di particolare evidenza sui beni di largo consumo.
Da ultimo si consideri che lo stesso concetto di “consumatore”, nell’accezione sopra ricordata, appare suscettibile di ulteriori approfondimenti e perfezionamenti.
È stata infatti da più parti rilevate l’impossibilità di inquadrare il consumatore in termini di status, dal momento che la sua posizione non è sempre debole, bensì può mutare in base alle circostanze del caso.
La Corte di Giustizia da tempo sostiene che “la nozione di “consumatore” […] deve essere interpretata restrittivamente, facendo riferimento alla posizione di tale persona in un contratto determinato, in relazione alla natura e alle finalità di quest’ultimo, e non alla situazione soggettiva di tale persona, dato che la stessa persona può essere considerata un consumatore nell’ambito di talune operazioni ed un operatore economico nell’àmbito di altre” (Corte di Giustizia, 20 gennaio 2005, c. 464/01).
L’applicazione del principio di eguaglianza di cui all’art. 3 Cost. impone di non trattare in maniera diversa situazioni che sono simili, mentre un’interpretazione rigida della definizione di consumatore comporta l’impossibilità di estendere la disciplina consumeristica a tutti quei soggetti che risultino comunque a lui equiparabili.
Può ad esempio accadere che un soggetto, benché formalmente rivesta la qualifica di imprenditore, di fatto non sia in grado di opporsi alla controparte; la quale, abusando della propria forza sul mercato, può imporgli contratti non equilibrati, stabilendo unilateralmente il regolamento, ed esercitando i relativi diritti in maniera arbitraria.
Si tratta di un’asimmetria particolare, in cui gioca un ruolo fondamentale la componente economica, in oggi sempre più diffusa: sempre più di frequente accade che piccole aziende si pongono in rapporti con grandi gruppi commerciali, generando situazioni nelle quali uno dei due contraenti, di fatto, non è in grado di difendere i propri interessi e di manifestare una volontà contrattuale libera dal condizionamento economico.
Quindi, ragionando in prospettiva, occorrerebbe predisporre un impianto normativo che consenta di fare riferimento all’effettiva posizione del contraente nello specifico rapporto contrattuale, e non alla generale e generica definizione data a priori, secondo un’ottica che prenda in considerazione le esigenze da tutelare nel singolo caso concreto.

Avv. Maurizio Porretti Massucco

 

 

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