Categorie: Dirittto Civile

Le novità giurisprudenziali in tema di liquidazione e valutazione del risarcimento del danno nei sinistri auto
Data: 28 Nov 2023
Autore: Giulia Talamazzi

Come noto, chi subisce un danno ha diritto ad essere integralmente risarcito e, nel nostro ordinamento, tale risarcimento può avvenire o mediante la reintegrazione in forma specifica o attraverso il risarcimento per equivalente.

Il risarcimento in forma specifica è disciplinato dall’arti. 2058 c.c. il quale prevede che: “Il danneggiato può chiedere la reintegrazione in forma specifica, qualora sia in tutto o in parte possibile” e che “il giudice può disporre che il risarcimento avvenga solo per equivalente, se la reintegrazione in forma specifica risulta eccessivamente onerosa per il debitore”, ossia quando il sacrificio economico necessario per il risarcimento in forma specifica supera il valore da corrispondere in base al risarcimento per equivalente in maniera, appunto, eccessiva.

Giunti a tale punto della trattazione, non si può, inoltre, non ricordare il principio generale vigente nel nostro ordinamento secondo cui il risarcimento del danno deve essere sì integrale, ma lo stesso non deve e non può eccedere la misura del danno, né comportare un ingiusto arricchimento per il danneggiato.

Ed è qui che si inserisce il noto problema, nei sinistri auto, dell’antieconomicità delle riparazioni laddove il costo per effettuare tali riparazioni superi il valore del veicolo all’epoca del sinistro.

Il prevalente orientamento giurisprudenziale, in proposito, ritiene che, in caso di notevole differenza tra il valore commerciale del veicolo incidentato ed il costo delle riparazioni necessarie, il giudice, ex art. 2058 c.c., può, in luogo del risarcimento in forma specifica, condannare il danneggiante al risarcimento del danno per equivalente (v., ex plurimis, Cass. Civ. n. 2402/98; T. Asti 01/02/88). Secondo tale orientamento, invero, se la reintegrazione in forma specifica superasse notevolmente il valore di mercato del veicolo incidentato, non solo tale reintegrazione risulterebbe eccessivamente onerosa per il debitore danneggiante, ma la stessa finirebbe per costituire un ingiusto arricchimento del danneggiato rispetto alla situazione precedente al sinistro (v. Cass. Civ. n. 24718/13).

La Corte di Cassazione, tuttavia, ha recentemente pronunciato un’ordinanza (n. 10686/23) ove sono forniti alcuni innovativi approfondimenti in proposito. Tale pronuncia, in particolare, parte dalla disamina del sopra visto art. 2058 c.c., precisando che:

(i) in caso di sinistro auto, la reintegrazione in forma specifica è calcolata sui costi necessari per la riparazione, mentre il risarcimento per equivalente è riferito alla differenza fra il valore del bene integro (ossia nel suo stato ante sinistro) e quello del bene danneggiato (v. Cass. Civ. nn. 5993/87 e 27546/17);

(ii) nella valutazione tra le due forme risarcitorie (in forma specifica e per equivalente), si deve ritenere sussistente l’eccessiva onerosità quando il costo delle riparazioni superi notevolmente il valore di mercato del veicolo (v. Cass. Civ. nn. 2402/98, 21012/10 e 10196/22);

(iii) è necessario tutelare sia la posizione giuridica del debitore per evitare eccessi liquidatori, sia le esigenze del danneggiato a veder ripristinato il proprio mezzo;

(iv) la verifica di eccessiva onerosità ex art. 2058 c.c. non può basarsi soltanto sull’entità dei costi, ma deve anche valutare se la reintegrazione in forma specifica comporti o meno una locupletazione per il danneggiato tale da superare la finalità risarcitoria che le è propria e da rendere ingiustificata la condanna del debitore ad una prestazione che ecceda notevolmente il valore di mercato del bene danneggiato.

E, sulla scorta di tale principio, la Corte di Cassazione ha accolto l’impugnazione del ricorrente (danneggiato) che – dato che la riparazione del mezzo avrebbe chiesto ai danneggianti una somma pari al doppio del valore dello stesso – lamentava l’applicazione di default del risarcimento per equivalente senza che, tuttavia, fosse stato verificato se la riparazione del mezzo avrebbe o meno comportato un effettivo aumento di valore del veicolo rispetto a quello ante sinistro.

 

 

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