Categorie: Diritto Unione Europea e Antitrust

L’Unione europea e i diritti delle donne
Data: 23 Set 2014
Autore: Manuela Giacomini

Gender equality is one of the fundamental principles of Community law. For this reason, the European Union places a great deal of attention towards this issue, so much so that it pursues one of the most advanced policies on gender equality in the world. Therefore, among its objectives figure the fight against discrimination based on sex in order to ensure equal opportunities and equal treatment between men and women.
Since we believe that the issue related to equality between men and women is of great importance, on October 27th 2014 starting at 3 pm at Palazzo della Meridiana – Salone Novecento (Salita San Francesco, 4), Conte & Giacomini Law Firm in collaboration with ASLAWomen will organize a conference about EU and women’s rights.

La parità di genere rappresenta uno dei principi fondamentali sanciti dal diritto comunitario. Tra gli obiettivi dell’Unione europea figura, infatti, la lotta contro ogni discriminazione basata sul sesso al fine di assicurare le pari opportunità e l’uguaglianza di trattamento tra uomini e donne.
Tale principio ha subito all’interno dell’Unione europea un’evoluzione. La prima volta in cui si è parlato di parità tra uomini e donne è stato all’interno del Trattato di Roma del 1957 (art. 119 Trattato CEE) in relazione all’aspetto retributivo. La finalità perseguita dalla Comunità economica europea era quella di creare un mercato europeo comune e la previsione di un’uguale retribuzione tra lavoratori e lavoratrici era appunto volta a soddisfare l’esigenza di eliminare le distorsioni della concorrenza.
Successivamente, con il Trattato di Amsterdam (1997), si è avuto un cambio di prospettiva, poiché tramite l’istituzione della cittadinanza europea si è voluto dare importanza alla persona in quanto tale indipendentemente dallo svolgimento di un’attività economica. E’ stato quindi inserito tra gli obiettivi della Comunità europea il principio di parità tra donne e uomini (art. 2 TCE). Inoltre, esso ha previsto una base giuridica per l’adozione da parte delle istituzioni comunitarie di provvedimenti volti a combattere le discriminazioni fondate sul sesso e delle misure il cui scopo sia favorire azioni positive da parte degli Stati membri al fine di realizzare gli obiettivi di lotta alla discriminazione (art. 19 TCE).
In linea con quanto stabilito dal Trattato di Amsterdam, la Commissione europea ha poi adottato una Strategia per la parità tra le donne e gli uomini, che fa seguito alla strategia relativa al periodo 2006-2010, la quale stabilisce le azioni previste per il periodo dal 2010 al 2015. Si tratta di cinque priorità tematiche (già individuate nella Carta per le donne adottata nel 2010), ovvero: pari indipendenza economica; pari retribuzione per lo stesso lavoro o per un lavoro di pari valore; parità nel processo decisionale; dignità, integrità e fine della violenza sulle donne; parità tra donne e uomini nelle azioni esterne.
Da ultimo in ordine cronologico, il Trattato di Lisbona non solo ha attribuito valore giuridico vincolante alla Carta dei diritti fondamentali la quale ha consacrato, come diritti fondamentali di tutti gli individui a prescindere dalla loro appartenenza o meno agli Stati membri, il divieto di discriminazione sulla base del sesso (art. 21) e la parità tra uomini e donne (art. 23), ma ha anche qualificato la parità tra uomini e donne come uno dei cinque valori su cui si fonda l’Unione europea (art. 2 TUE), e che la stessa UE promuove nelle sue azioni (art. 3 TUE ed art. 8 TFUE). Inoltre, Lisbona ha stabilito un passaggio di competenze in materia di uguaglianza di genere e di lotta contro la discriminazione dalla DG Occupazione, affari sociali e inclusione della Commissione europea (EMPL) alla DG Giustizia (JUST). Tale cambiamento sembra essere indice della volontà di affrontare questa tematica anche al di là degli aspetti strettamente connessi al lavoro.
Oltre alle fonti di diritto primario, l’Unione europea dispone poi di direttive specifiche contro la discriminazione di genere le quali hanno ad oggetto: l’accesso al lavoro, la retribuzione, la protezione della maternità, la conciliazione tra la vita professionale e la vita privata, i congedi parentali, la sicurezza sociale e il miglioramento della salute e della sicurezza sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento.
In tutto ciò, non va ovviamente dimenticata la giurisprudenza della Corte di Giustizia la quale più volte si è espressa sulla discriminazione sessuale chiarendo la portata delle direttive di cui sopra.
E’ fondamentale rendersi conto che per realizzare gli obiettivi di crescita che l’Unione europea si è posta prima con Lisbona e, successivamente, con la Strategia “Europa 2020” (ovvero che il 75% delle persone di età compresa tra i 20 e i 64 anni abbia un lavoro) è necessario avere un’effettiva parità tra uomini e donne poiché l’ineguaglianza rappresenta un peso per l’economia la quale deve tendere a conseguire elevati livelli di occupazione, produttività e coesione sociale. Il potenziale delle donne deve quindi essere usato nel modo più esteso ed efficace possibile, anche perché esse costituiscono quasi la metà della forza lavoro e più della metà dei nuovi diplomati universitari dell’UE. Dal canto suo, l’Unione europea offre agli Stati membri gli strumenti per raggiungere tali obiettivi dimostrando una grande attenzione verso questa tematica, tanto è vero che essa persegue una delle più evolute politiche in materia di parità di genere al mondo. Non è quindi un caso che il Parlamento europeo, nella sua Risoluzione del 17 giugno 2010, abbia affermato che: “La parità di genere deve essere e continuare ad essere un elemento caratterizzante dell’identità culturale e politica europea”.
Ed è proprio grazie alla normativa comunitaria se in Italia abbiamo avuto gli interventi di maggior rilievo sul tema in questione. Si vedano ad esempio le norme nazionali in materia di realizzazione della parità di trattamento tra uomini e donne nel lavoro (la Legge 903/77 e la Legge 125/91) le quali sono di ispirazione comunitaria o il recepimento da parte del nostro legislatore delle direttive antidiscriminatorie di genere. Materiale legislativo che è stato poi raggruppato nel Codice delle pari opportunità tra uomo e donna (emanato ai sensi dell’art.6 della legge delega 246/2005 e modificato dal Dlgs 5/2010) il quale, a sua volta, ha recepito la Direttiva 2006/54/CE riguardante l’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione ed impiego.
Personalmente, ritengo che una maggiore diffusione dell’informazione sulla legislazione e sulla giurisprudenza dell’Unione europea in materia di parità tra uomini e donne sia fondamentale per permettere la sua realizzazione poiché, ancora oggi, molte donne non sono a conoscenza dei meccanismi di solidarietà e dei micro finanziamenti (microfinanziamento Progress) che l’Unione mette a loro disposizione (e a disposizione dei soggetti più deboli).
Ed è anche per questo motivo che il nostro Studio legale, in collaborazione con ASLAWomen e all’interno del prestigioso Festival della Scienza, terrà, il 27 ottobre p.v. presso Palazzo della Meridiana – Salone Novecento (Salita San Francesco, 4) a partire dalle ore 15, una conferenza dedicata appunto al tema dell’Unione europea e i diritti delle donne, intitolata “I tempi delle donne”. All’evento parteciperanno come relatrici diverse donne che si sono contraddistinte in vari settori, tra cui: Alessia Maccaferri, giornalista caposervizio “Nòva24” – Il Sole 24 Ore; Alessia Mosca, europarlamentare; Barbara de Muro, Avvocato e Presidente di ASLAWomen; Federica Migliardo, biofisica membro del “Voice of Researchers Multiplier Team” e della Commissione Nazionale per l’Etica della Ricerca e la Bioetica del CNR; Giorgia Scuras, avvocato dello Studio legale Conte & Giacomini Avvocati; Ilaria Natoli, Presidente Ascom Giovani; Ilaria Queirolo, Professore ordinario di diritto internazionale presso la Facoltà di Giurisprudenza di Genova; Manuela Arata, Presidente del Festival della Scienza; Maria Isabella De Gennaro, Dirigente della Casa Circondariale di Genova – Pontedecimo; Nicoletta Viziano, Presidente del Gruppo Giovani di Confindustria; Rosella Atzeni, Magistrato e Consigliere presso la Corte d’Appello di Genova.

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